Dying Light 2, anteprima del nuovo survival horror di Techland

L’ultima presentazione a porte chiuse a cui ho potuto partecipare è stata la demo di Dying Light 2, seguito dell’acclamato titolo Techland. Sotto la guida di Piotr Pawlaczyk (Lead Level Designer) e di Kornel Jaskula (Producer) sono stati forniti tutta una serie di dettagli inerenti al gioco che hanno permesso di avere un’idea precisa della strada intrapresa per la sua realizzazione. In premessa è stato dichiarato che la direzione di questo sequel è stata affidata a Chris Avellone, celebre game designer già responsabile di numerosi successi.

La storia si svolge circa 50 anni dopo le vicende che hanno avuto comelocationla città di Harran, in un’altra parte del pianeta e con un nuovo protagonista. L’umanità vive in un’epoca definita “Modern Dark Age” e il luogo attorno al quale ruotano gli avvenimenti è La Città, l’ultimo bastione della civiltà. La mappa, interamente esplorabile, sarà quattro volte più grande della prima, grazie al potenziamento del team di sviluppo e alla presenza di diversi collaboratori provenenti da The Witcher 3: Wild Hunt – che hanno lavorato alla famosa side quest de Il Barone Sanguinario – così da rendere le missioni secondarie molto più originali e articolate.

Le fazioni principali che si contrappongono tra loro sono sostanzialmente due, a cui se ne aggiungono anche alcune minori; con le prime, il giocatore può far scegliere al protagonista con chi schierarsi, determinando con queste sue scelte il verificarsi di precise conseguenze sul mondo, come per esempio il libero utilizzo dell’acqua o il sorgere di nuovi edifici. Per questi motivi Dying Light 2 è definito un narrative sandbox.

Per quanto riguarda il gameplay ritroviamo il sistema di crafting e l’ormai famoso parkour, migliorato, ma più impegnativo in quanto il rischio di pericolo è maggiore, mentre il combattimento che risulta essere più tattico (il team ha voluto sottolineare che ha preso spunto dal PVP) fa uso anche delle caratteristiche dell’ambiente circostante per avere la meglio sugli avversari.

Viene confermata la presenza di puzzle ambientali che necessitano per la loro soluzione ancora del parkour e quindi è importante ponderare bene il percorso da seguire per non sprecare la resistenza. Infine ritorna l’alternanza giorno/notte e per la prima volta vengono introdotte le zone oscure, aree estremamente popolate da infetti, che possono essere esplorate a rischio e pericolo del giocatore mediante una torcia UV. Il comparto multiplayer non è stato ancora ufficialmente reso pubblico, ma è molto probabile che farà la sua comparsa.

Avendo amato il primo capitolo della saga, non posso non essere più che soddisfatto di questa demo, con una sola preoccupazione però, che alcuni problemi, che ancora oggi affliggono Dying Light, non siano stati totalmente risolti. L’augurio che mi sento di rivolgere, proprio perché il gioco merita tantissimo, è quello che non si ripresentino ancora una volta i medesimi inconvenienti. Sarebbe un vero peccato!

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