“I videogiochi single player? Il gioco non vale la candela”

“I videogiochi single player? Il gioco non vale la candela”

Remedy Entertainment punta a proporre un nuovo punto di vista nello svilupo e nella creazione dei videogiochi. La software house, nota ai più per aver dato alla luce la serie di Max Payne, è ormai prossima alla pubblicazione del suo nuovo lavoro, Project 7; ma le premesse per la sua genesi sono state totalmente diverse da quelle a cui solitamente ci si rifà nell’ideazione di un nuovo videogioco.

Lo conferma in un’intervista a Games Industry Thomas Puha, head of comunications della casa finlandese, che constata quanto oramai l’approccio tradizionale ai videogiochi non è più né quantitativamente né qualitativamente vantaggioso. Le pretese del pubblico sono sempre più difficili da soddisfare; e nonostante dietro ci sia un’enorme mole di lavoro che dura in media quattro anni, il prodotto nella sua interezza viene consumato nel giro di brevissimo tempo. Poche ore, o meno di una settimana. E’ necessario puntare sul multiplayer: solo questo può proporre un’esperienza di gioco più intensa e decisamente più duratura.

Ed è un discorso che pure è comprensibile da un punto di vista economico: in poche parole, il gioco non vale la candela. Il rapporto qualità (o durata)-prezzo è evidente per tutti. Cosa significhi però effettivamente il discorso di Puha lo si potrà comprendere solo prossimamente. Ora sono state accennate le difficoltà intrinseche alle dinamiche nella realizzazione di un gioco solo, o con una buona fetta, in single player. Solo questo.

Project 7 presenterà dinamiche pure in multigiocatore, come già altri titoli fanno. Ma che oramai siamo ad una svolta o al più ad una rivoluzione nell’ambito videoludico? Ai prodromi di un futuro multiplayer only? Stando a quanto affermato da Thomas Puha, quello sembrerebbe il futuro.

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