Articoli 11 e 13: in principio fu il copyright

Articoli 11 e 13: in principio fu il copyright

Chi ha paura del web? Una domanda che diventa lecita se si considerano gli ultimi provvedimenti legislativi europei in tema di copyright non ancora giunti però in forma definitiva. Un argomento questo molto dibattuto e che solo ultimamente ha trovato una soluzione controversa con l’approvazione degli articoli 11 e 13. Nella fattispecie l’articolo 11 riguarda la ”Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale” conosciuto anche come link tax che obbliga gli utilizzatori di snippeta munirsi di una particolare licenza rilasciata dagli editori (detentori dei diritti) i quali in virtù del successivo articolo 12 possono esigere una somma per il loro impiego. In tal modo si andrebbero a colpire i cosiddetti aggregatori di notizie, come Google o Facebook.

L’articolo 13, invece, parla di “Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi delle società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti”. In concreto l’UE intende esercitare due precise azioni su quelle piattaforme in cui gli utenti caricano il proprio materiale: una tendente ad evitare in modo cautelativo la violazione del copyright esercitando una sorte di vigilanza e l’altra orientata all’uso di specifici strumenti come il Content ID di YouTube per bloccare eventuali scorrettezze.

Ciò significherebbe, secondo i critici, una limitazione concreta della libera circolazione delle idee e delle informazioni favorendo le grandi compagnie a scapito di quelle di dimensioni minori nonché la premessa per un controllo costante dei fruitori della rete. Ovviamente c’è chi plaude senza riserve a questa riforma che porrebbe fine ad un esercizio molto arbitrario del concetto di copyright riconducendo l’intera questione all’interno del giusto riconoscimento del diritto d’autore e della tutela della privacy.

Per l’occasione sono nati movimenti di opinione pro e contro (come per esempio la campagna Save Your Internet) e non sono mancate anche le proteste di ricercatori e studiosi informatici, tra cui Tim Berners-Lee (ideatore del World Wide Web), Vint Cerf (uno dei padri di Internet), Jimmy Wales (cofondatore di Wikipedia) e Brewster Kahle (fondatore di Internet Archive), che hanno scritto una lettera al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. A causa delle numerose class action la direttiva così impostata, sta subendo modifiche significative grazie ad una serie di emendamenti. Libertà non vuol dire anarchia ma rispetto di regole condivise ed uguali per tutti, senza che il “grande fratello” imponga la propria linea di condotta mascherandola come l’unica via possibile in grado di salvaguardare gli interessi particolari e generali di ciascuno di noi. Lo spirito con cui è nato il web non può essere sminuito da pure questioni economiche.

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