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La comunità tossica nel mondo dei videogiochi, un problema da risolvere

Con l’avvento del multiplayer, e in particolare con la nascita degli MMORPG, se da una parte si rileva un elemento costruttivo rappresentato da una comunità che gioca insieme e che collabora, divertendosi, nel trovare le migliori strategie per raggiungere un determinato obiettivo, dall’altra si registra purtroppo la presenza anche di giocatori definiti “tossici”. Con questo termine ormai consolidato nel mondo videoludico, si vuole, infatti, intendere quei giocatori che manifestano comportanti assai discutibili alla cui base sovente ci sono offese verso altri e azioni volutamente tese a danneggiare o rallentare la partita in corso.

È un fenomeno molto diffuso che alla fine va a scapito totalmente degli “aspetti positivi del medium” e della “potenziale crescita del pubblico derivante dall’attrazione di nuovi giocatori nel mercato”; questa è l’opinione postata sul proprio profilo Twitter da Mat Piscatella, analista di settore di NPD Group. Il giocatore tossico si avvale in modo molto poco onorevole soprattutto dell’anonimato e del fatto che, se eventualmente bannato, raramente tale provvedimento risulta essere irreversibile e pertanto la contromisura così adottata ha poca efficacia.

Il ban scatta, nella maggior parte dei casi, a seguito di commenti omofobi, razzisti o aggressivi nei confronti delle categorie più deboli: ecco perché occorrono, sempre secondo Mat Piscatella, azioni decisamente più severe e incisive affinché sia mantenuto un clima più disteso e di rispetto verso ognuno. Questa situazione, a onor del vero, non riguarda esclusivamente i videogiochi, ma anche purtroppo il mondo dei social media in cui molto spesso gli stessi utenti sono costretti ad abbandonare la propria presenza su Internet perché stanchi di essere vessati e presi di mira senza nessun valido motivo. L’unica ragione, molto misera, che sembra esserci dietro chi compie queste azioni così vergognose è soltanto quella di attirare l’attenzione su di sé!

Quale la ricetta dunque, se ci può essere veramente una ricetta o piuttosto per ora quali indicazioni di massima auspicare? Un invito esplicito a porre dei correttivi concreti potrebbe essere rivolto specificatamente già all’industria dei videogiochi la quale dovrebbe responsabilmente adoperarsi per eliminare o limitare al massimo episodi di questo genere, ma occorrerebbe contestualmente invitare i giocatori ad utilizzare gli strumenti a propria disposizione, come i regolamenti, per segnalare con risolutezza eventuali irregolarità.

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